AnniVersari

Ieri è stato un anniversario importante per questa città.

Ieri, un anno fa, io ero ancora in Italia, a lavoro, in ufficio alle nove di mattina (e in ritardo, come sempre) senza aver avuto il tempo di controllare Internet o ascoltare nessun notiziario.

Ero solita viaggiare spesso pero’, e quasi sempre con destinazione Bruxelles. Ecco perché, dalle nove di mattina, mentre accendevo il pc, ho cominciato a ricevere messaggi ovunque.

Dove sei? Stai bene?! Rispondi!!

Mi ci sono voluti dieci minuti per realizzare. Esplosione, attentato, metro, aeroporto, Bruxelles.

Ed è vero che finché non succede “a casa tua” tutto sembra lontanissimo e non ti senti davvero vulnerabile. Questa, un anno fa, non era ancora casa mia tecnicamente, ma la mia vita mi stava già preparando al fatto che lo sarebbe diventata. E quindi, mi si è fermato il cuore.

Ho iniziato a chiamare i miei amici e colleghi che vivevano qui, per assicurarmi che stessero bene, perché la metro, quella fermata… cosi’usata, cosi’vicina al nostro ufficio.

Ho passato l’intera giornata a telefono, guardando le immagini, senza riuscire a lavorare, e con un unico, irrazionale pensiero: voglio prendere l’aereo. Perché quando le cose e le persone che per te contano sono a rischio, la sola cosa che vuoi fare è essergli vicino, non importa se questo significhi buttarsi al centro del vulcano. L’aereo poi l’ho preso, un paio di settimane dopo, quando la tensione era scesa un po’.

E un anno dopo, sono qui. L’anno scorso avevo un sogno ma mi sembrava troppo folle e troppo lontano da realizzare. Invece, 365 giorni dopo, Bruxelles è bella, col sole che spinge per venir fuori, le temperature che si alzano (piano piano eh, al ritmo belga!) e la luce che si fa più prepotente. Lei è bella e io sono dove avrei voluto essere, e dove ancora voglio essere, anche quando è difficile.

Se ci pensate, 365 giorni sono pochissimi per la quantità e la grandezza dei cambiamenti che possono contenere. A volte mi spaventa quanto tutto sia volubile, quanto tutto possa diventare il suo esatto opposto in poco tempo – sentimenti, paesaggi, esistenze intere -, poi invece capisco che in realtà questa è la sola reale speranza che abbiamo.

Oggi ti amo e domani potrei detestarti, ma cosa c’è di sbagliato? L’importante è assecondarsi, senza fingere. Ascoltarsi, perché è il solo modo per trovare risposte oneste.

Ho avuto questa conversazione casuale, un paio di giorni fa, con una persona – imperfetta, ma molto bella dentro, e coraggiosissima – che ha deciso di lasciare tutta la vita che stava vivendo, il lavoro, la casa, il suo compagno, perché si é interrogata e si é risposta che vuole fare altro, almeno per ora.

Perché il segreto è questo. “Ora” è quello che abbiamo. L’ho capito un po’tardi, ma come si dice: meglio tardi che mai.

E vorrei stampare le sue parole in tutte le lingue che conosco, farne dei volantini e distribuirli in questa città che rifiorisce e che accoglie una indescrivibile quantità di esseri umani diversi con i loro sogni, aspirazioni, speranze, incubi e peccati.

“…E magari puo’essere che costruiamo qualcosa per cinque, per dieci anni, e gli dedichiamo tutto il nostro impegno e i nostri sforzi, e poi non funziona più. Ma dov’è il problema?! La vita è questo. Momenti, persone, sensazioni, tutto va e viene. Quindi io ti dico, ma tu perché non vivi e basta? Se devi rimpiangere qualcosa, almeno sarà qualcosa che hai fatto. Who cares!”

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