Paris

Alcuni miti non vogliamo sfatarli.

Come quello della ville lumière, ad esempio. La citta’piu’bella al mondo (e anche piu’fredda, ma questo e’un altro discorso), piu’romantica, piu’luminosa.

Ed io confermo, e’tutto vero.

Non ci ero mai stata prima eppure per anni l’ho sognata, immaginandola in ogni particolare. E giuro, in trent’anni di vita e’stata una delle poche cose che non ha disatteso le mie aspettative – anzi, le ha superate.

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Parigi e’un posto dove ogni angolo vale una foto. Dove cammini e il vento ti taglia la faccia, ma questo non ti impedisce di andartene in giro col naso all’aria perche’la bellezza e’tanta, troppa, quasi insolente. Non dice niente sottovoce, grida tutto. L’arte, la storia, l’architettura, tutto e’evidente e tutti i cliché sono rispettati. I parigini con la puzza sotto al naso e la baguette sotto il braccio, i musicisti ogni cento metri, gli artisti che vendono quadri e cartoline (ma chi ha bisogno di comprarle, mi sono chiesta, quando basta una foto a caso a cui non serve nemmeno applicare un filtro per avere un quadro?), il profumo di pain au chocolat ovunquei gatti, la musica di Edith Piaf.  E le donne vestite in quel modo che forse altrove non sarebbe neanche considerato fashion, ma qui e’semplicemente perfetto, e gli uomini tutti in nero, con i capelli lunghi e i cappelli fuori moda. Le nuvole, la pioggia, il sole, ci sta bene tutto. Non c’e’nulla che sia fuoriluogo, dal mercato con mille differenti tipi di cibo, ai turisti giapponesi che sfoggiano tutto il loro armamentario fotografico, alla polizia, che dopo gli ultimi tristi eventi e’diventata parte integrante dello skyline.

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Una fuga a Parigi, anche di poche ore come la mia, e’un tuffo nella vita. Nelle infinite possibilita’di vita e di sorpresa che abbiamo anche senza rendercene conto, anche dimenticandocene. Mi sono pensata a svegliarmi ogni mattina in un microscopico studio con una grande finestra sulla strada, a svegliarmi con la musica di sottofondo – e’una citta’che ha una colonna sonora non stop, o almeno questa e’l’impressione che ne ho avuto io -, a indossare la mia sciarpa piu’spessa per andare a lavoro perche’il freddo, ragazzi, il freddo e’qualcosa che Bruxelles a confronto e’Miami Beach. Mi sono immaginata in un’altra vita, piu’complicata forse, ma ricca di altre sfumature che oggi non vivo. Una vita che, se lo volessi, potrei cominciare domani, ed e’la cosa piu’consolante del mondo sapere di poter cambiare tutto – o almeno molto – della propria quotidianita’quando lo si vuole. O almeno, lo e’per me. Un tempo, solo qualche anno fa, un pensiero del genere mi avrebbe terrorizzata, oggi invece mi rincuora, mi rassicura e mi calma. Come si cambia, quando devi per forza di cose rivedere i tuoi piani accuratamente costruiti in anni di illusioni.

Mi sono immaginata qui da sola, forse un po’persa, di sicuro coraggiosa, a passeggiare di sera con le cuffie nelle orecchie, cappello e guanti. Di sera, quando la quantita’di luci ti catapulta a Natale anche se e’settembre, quando gli angoli bui diventano pericolosi e ti ricordi di quanto immenso sia il posto in cui vivi, quando, comunque, la vita non si arresta e la gente fa shopping sugli ChampsÉlysées aperti fino all’una, e alle nove di sera si ferma per una pausa thé coi macarons in un gigante McDonald’s con vista.

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Di sera, con una vista cosi’, le auto, le persone – tante, tantissime persone -, la pioggia, mentre aspettavo di riprendere il mio autobus per tornare in Belgio, ho vissuto questo perfetto momento di osservazione dell’esistenza che continua nonostante tutto. Nonostante le storie tristi, i cuori infranti, l’ISIS e un mondo che sembra sempre piu’spesso non avere un senso logico.

Parigi, come altri posti al mondo, dovrebbe essere protetta da qualsiasi bruttura, tranne da quelle che fanno parte del suo tessuto intrinseco. Non solo perche’e’bella, non solo perche’e’storia e cultura, ma perche’ci ricorda che c’e’sempre qualcosa di meglio da vedere, da visitare, e, se siamo abbastanza fortunati, da vivere. Ci ricorda che tutto scorre e questa non e’solo una banalita’da 400 a.C.

E’la vita, onesta e imprescindibile.

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