DON’T GET METAPHYSICAL

E insomma, e’successo che qualche sera fa io volessi scrivere di una cosa triste, anzi volessi addirittura raccontare una storia triste, che sarebbe bene io dimenticassi ma che a volte si ripresenta prepotente.

Invece poi non ne ho avuto il tempo, e forse e’meglio cosi’, perche’poi sono successe alcune cose piacevoli, altre addirittura belle, ed ho pensato a quanto sia sorprendente il fatto che in un modo o nell’altro, magari alla fine e dopo percorsi infinitamente tortuosi e poco espliciti, la vita – e con “vita” intendo la sua bellezza, l’eterna possibilita’di ripartire, la meravigliosa opzione per il quale tutto, in ogni momento, e’sempre possibile – vinca sul passato, sul rancore, sul fallimento.

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Qui l’autunno continua ad essere freddissimo e bellissimo, di frequente accade che io mi fermi mentre cammino per rubare una foto, nonostante il vento gelido o la pioggerellina – si, e’reale, non e’un mito – o l’autobus che puntualmente finisco per perdere.

E insomma, e’arrivata questa data che temevo e che nell’ultimo anno ho sperato di allontanare il piu’possibile, ovviamente senza successo.E’arrivata e non ha avuto l’impatto devastante che credevo, forse anche perche’ho accuratamente evitato di pensarci troppo. Ho ricevuto diversi doni, perche’definirli regali sarebbe riduttivo.

Il primo e’stato l’augurio di una collega, “I wish you a lovely day despite the clouds, but you’re sunny inside so no problem at all”. E vi assicuro che sentirsi dire che si ha il sole dentro, quando la maggior parte del tempo ci si senta invece in tempesta, e’quantomeno una bella consolazione.

Il secondo e’stato un consiglio, da parte di un’altra collega e coetanea – si, ho un sacco di colleghe sagge, l’ultima mi ha svelato una vera e propria magia per ritrovare le cose quando le perdi, per dire, e vi assicuro che funziona -.

“Don’t get metaphysical about your age. Who cares?”. Che potete anche tradurre con: smetti una buona volta di farti assurde paranoie e vivi, punto. E l’ho trovata una frase puntuale e azzeccatissima, trattandosi di me, la ragazza-metafisica per eccellenza.

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Poi ci sono stati degli “oggetti”. Un armadio nuovo, una foto e una scatola di cioccolatini.

Che, nell’ordine, mi hanno ricordato quanto segue.

I nuovi inizi, anche se sono spaventosi, sono una benedizione del cielo, e basta poco per sentirsi a casa e ricominciare. Dovremmo ricordarcelo nelle giornate nere.

La dolcezza non andrebbe arginata, fermata, impedita mai. Neanche quando ci imbarazza, neanche quando ci sembra troppa, neanche quando sappiamo esserla fine a se’stessa. Mai.

E infine, mi e’venuto in mente Forrest Gump. La vita e’come una scatola di cioccolatini e bla bla bla. Il che e’vero.

Soprattutto se, come me, se ne ha una dipendenza da sempre e si e’scelto di trasferirsi in una citta’dove la cioccolata sa di paradiso.

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Happy birthday, Lila.

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