The right soundtrack

Se dovessi scegliere una canzone per questo salto nel vuoto – e ancora mi sento come se non avessi toccato il suolo, sospesa a mezz’aria senza sapere se alla fine farà male o troverò un paracadute ad attenuare la botta – sarei in seria difficoltà.

Non so se Bruxelles abbia deciso di prendermi in giro o di riservarmi la sua migliore accoglienza. Da quando sono qui, nella terra delle nuvole, ha piovuto due ore, e da qualche giorno ci sono 27 sorprendenti gradi e un sole sotto il quale i tetti, le case, perfino i non-colori risplendono così bene da spezzare il cuore.

Forse è un modo per prepararmi, forse da lunedì la Belgique tornerà alla sua normalità, ed io ho portato dall’Italia un ombrello pieno di macarons. Sono pronta.

Nei pochi giorni passati sono stata in grado di fare il quarto trasloco dell’anno, anche questo completamente da sola; ormai sono un’esperta di scatoloni e sollevamento pesi, data l’aggravante delle tipiche maisons bruxelloises – cinque piani di comodissime, strettissime scale in legno. Quello che devo ancora imparare è come inscatolare anche i rimpianti, le paure, gli ‘e se’.

Ed ora sono qui, io, una manciata di altre persone che rincorrono qualche sogno più o meno sbiadito e Malot, il gatto. Ci siamo già innamorati; la sua proprietaria mi ha vietato di farlo entrare in camera, ma a lui piace il mio letto e a me piacciono i suoi occhioni verdi e il suo silenzio senza pretese, quindi ben venga trasgredire alle regole.

Tra le altre cose, ho rincorso una parata di palloni gonfiabili giganti, scattato foto a tutto il possibile e l’immaginabile e iniziato un nuovo lavoro – ma questo merita un capitolo a sé.

Ed ho macinato chilometri. Camminato, camminato e camminato fino a consumare qualche centimetro di suola e a sentire i miei muscoli impigriti reclamare. La maggior parte del tempo mi sono sentita felice, piena, finalmente viva, dopo troppo tempo passato ad anestetizzare i sentimenti e i desideri.

Poi mi sono sentita piccola, più del solito, ché qui tutto è gigante. I palazzi, le strade, le prospettive, le storie, le opportunità. Ma piccola non è sempre un male – guardare le cose dal basso, da un angolino, regala un’ottica diversa, più accurata.

E poi…. poi, la prima notte in un letto del tutto nuovo, sotto un tetto del tutto nuovo, mi sono anche sentita un pò sola, un pò persa, un pò smarrita. E’durato poco, giusto il tempo di togliermi qualche ora di sonno, ed è stato fisiologico e necessario. La mattina, nel tragitto casa-ufficio, il mondo ha ripreso a girare normalmente e ho pensato, ancora una volta, che posso farcela, e che posso farcela da sola.

In fondo questo è un buon segno.

Cara nuova città, ti dedico questa, nel frattempo:

‘Can I be close to you?’ Quando vuoi, rispondi.

 

 

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